la storia

La Storia



Le origini
25 marzo 1964: dodici amici si riuniscono per fondare all'interno del CAS, un gruppo autonomo di alpinisti-rocciatori.

Già da tempo arrampicano insieme ai Denti della Vecchia e si ritrovano quasi tutti i fine-settimana in una baita a Ciovasc. Grazie all'amico Teresio, eravamo riusciti a trovare una piccola cascina, nel primo nucleo che si incontra salendo da Rosone...

E col passare del tempo matura in loro l'idea di formare un gruppo. Volevamo riunire quello che allora poteva essere definito il fior fiore dei rocciatori della locale sezione del Club Alpino.

Sembra però che quest'ultima non vedesse di buon occhio l'iniziativa ..A quei tempi il Club Alpino era un circolo piuttosto esclusivo, ci guardavano con una certa diffidenza...

Il primo statuto
Durante la riunione costitutiva, l'allora segretario Antonio Gasparini, sottopone ai soci il primo statuto, che viene subito accettato. Eccone un piccolo, ma significativo estratto, dove vengono definiti gli obiettivi del gruppo.

Gli scopi dell'associazione sono:

-Il potenziamento dell'alpinismo nella sezione Ticino del Cas e la collaborazione con i suoi organi direttivi.

-L'istruzione e l'inserimento di giovani che abbiano particolari attitudini nella vita alpinistica.

-L'assistenza collegiale nella preparazione e nella attuazione di ascensioni.

-La prestazione di soccorso in caso di necessità.

Facciamoci riconoscere
Tra gli altri articoli di questo primo statuto, ce n'era uno che recitava testualmente: -I soci porteranno il distintivo del gruppo.

Ma all'inizio il segno di riconoscimento non è ancora il famoso maglione grigio, con le righe verdi e con lo stemma dello scoiattolo sulla manica ... la prima divisa erano stati dei calzettoni fatti a mano, poi era arrivato il pullover bordeaux...

I primi anni
Nei primi tempi non esiste un vero e proprio comitato direttivo. Il presidente Vittorio Brocchi e il segretario Antonio Gasparini si occupano della parte amministrativa, mentre le decisioni importanti vengono prese dal gruppo al completo. Per questo si tengono frequenti riunioni. Ci si occupa, tra le altre cose, dell'organizzazione del corso di alpinismo e delle gite del Club Alpino, sezione Ticino. Si cambia baita e sulla facciata di quella nuova compare lo stemma del gruppo. L'attività dei singoli membri non si limita alle pareti dei Denti della Vecchia. ...da qualche tempo osiamo cacciare il naso anche fuori di casa nostra. Cerchiamo ambienti nuovi, vie nuove; Brenta, Salbit, Grigna, Bregaglia e tante altre incantevoli montagne.

L'euforia che regna in quegli anni viene però scossa duramente nel 1967, il tragico anno in cui "Tolo" Brocchi perde la vita durante un'ascensione al Weisshorn.


Nuovi impulsi
Daniele Vanetta gli succede alla guida del gruppo, che conta allora una ventina di soci. L'attività alpinistica è sempre più intensa e negli anni seguenti diversi giovani diventano dapprima aspiranti e in seguito Scoiattoli. Sono di questi periodi le prime ascensioni invernali. Nel 1968 vengono ammessi nel gruppo i primi due soci non luganesi e il gruppo comincia quindi a cambiare immagine. Non è più solo una "sottosezione" del CAS di Lugano, ma si apre ai migliori alpinisti di tutte le sezioni ticinesi del CAS. Nel 1969 viene organizzata una spedizione nel Kurdistan Turco. Si tratta probabilmente della prima esperienza alpinistica di un gruppo di ticinesi al di fuori delle alpi. Si comincia a discutere animatamente sui criteri da adottare per l'ammissione di nuovi soci. Considerato come i giovani abbiano molte più possibilità di apprendere le tecniche moderne, considerato come il livello della sezione si sia alzato... i nuovi soci dovrebbero essere alla stessa altezza o superare l'attuale gruppo di punta degli Scoiattoli. Non tutti condividevano pienamente questa idea di Vanetta, ma erano concordi sul fatto che l'ammissione di nuovi soci dovesse essere meglio regolamentata. Viene introdotto per la prima volta il concetto di aspirantato, volto a ...permettere al giovane di inserirsi gradatamente nel gruppo.

Pasqua 1971
Una terribile notizia scuote il mondo alpinistico ticinese. Un comunicato radio annuncia laconicamente: "Quattro alpinisti ticinesi sono travolti da una seraccata durante la discesa dalla vetta del Monte Bianco".

Sono Daniele Vanetta, Gabriele Petazzi, Roberto Menghini e Giovanni Ferretti.

Per tutti noi è la catastrofe: Dani, Nene, Roberto e Giovanni sono ancora là, nella tomba di ghiaccio, abbracciati alla montagna che avevano tanto amato. Così scrive su un articolo Aldo Bontagnoli che in quell'anno diventa segretario, anche se effettivamente i corpi di Vanetta e Ferretti vengono ritrovati. Antonio Gasparini occuperà invece la carica di capogruppo.

Sotto la sua guida lo statuto viene rivisto. Viene nominato un comitato direttivo formato dal presidente e da cinque membri e vengono precisati meglio i criteri per l'ammissione dei nuovi soci. E' indispensabile, per entrare a far parte del Gruppo Scoiattoli, ...dimostrare nel corso di diverse ascensioni di essere un alpinista di provate capacità. E a partire da questo momento, i soci di nuova nomina sono ...tenuti a presentare, per i primi cinque anni, un resoconto al comitato dell'attività svolta.

Viene inoltre formata una commissione per la stesura di una guida dei Denti della Vecchia, incaricata, tra le altre cose, di installare in cima alle vie delle scatole di metallo con i "libretti della vetta".


4 astensioni...
Le discussioni e i contasti accesi, sono una costante che ha sempre accompagnato la storia degli Scoiattoli, anzi, forse è proprio grazie ad essi che il gruppo ha potuto continuare ad evolvere. Uno dei tanti momenti di conflitto è quello della nomina del nuovo presidente,

nel 1973. Durante l'assemblea ordinaria, infatti, per la prima volta un presidente non è nominato con l'unanimità dei consensi. Romolo Nottaris, designato quale sostituto del dimissionario Antonio, deve infatti registrare 4 astensioni al momento della votazione per la sua elezione. Romolo accetta la carica e fa notare come lui sia il primo presidente non eletto con l'unanimità dei consensi e... ciò lo abbatte moralmente soprattutto perchè le astensioni vengono da soci molto attivi.

Romolo comunque sarà un valido presidente e diverrà un personaggio di spicco dell'alpinismo ticinese, soprattutto per avere aperto al Ticino le frontiere dell'Himalaya.

G.H.M.S.
Nel 1975 gli Scoiattoli entrano a far parte dell'associazione dei Groupes Haute Montagne Suisses, nata in quegli anni per riunire i gruppi di alpinisti d'élite di tutta la Svizzera. Gli scopi principali sono ...lo scambio di informazioni, la ricerca di fondi per spedizioni, il coordinamento della colonne di soccorso, la difesa di interessi comuni.

L'appartenenza a una simile associazione dà sicuramente maggior prestigio al Gruppo Scoiattoli, però concretamente non porterà mai grossi benefici, tanto che in seguito i contatti saranno sempre più ridotti, fino ad essere abbandonati.

Nasce il giornalino
E' dello stesso anno l'apparizione del primo giornalino, pensato e voluto da Marco Grandi, nel quale vengono pubblicati articoli di vario genere e relazioni di nuove vie, unitamente all'attività svolta dai singoli membri. Marco è il redattore, ma si occupa pure da solo della stampa a ciclostili e della rilegatura. Nel suo primo editoriale si può leggere tra l'altro: Questa pubblicazione è stata voluta al preciso scopo di mantenere e sviluppare sentimenti di amicizia e nel contempo ravvivare l'unità fra i membri del gruppo.

Una nuova baita
Siamo nel1977, l'anno in cui Marco Grandi dà il cambio a Romolo alla guida del gruppo.

-Io dormo sulla panchina...

-Perchè non scendi nella baita del Goya? Le chiavi sono qui...

-Perchè ci piove dentro...

-Allora vai dal Giorgino... -

Ma sono già in sette, piuttosto vado a dormire nella legnaia del Menghini.

Ormai il gruppo è troppo numeroso e lo spazio in baita non basta più. Bisogna escogitare qualcosa! E così iniziano i lavori per ristrutturare completamente la spaziosa stalla messa a disposizione dal Signor Geo Malfanti, che per ora era stata rinnovata solo al piano superiore. Con grande impegno da parte di tutti, ma soprattutto grazie all'infaticabile Maurizio Bellini si riuscirà finalmente, nel 1979, ad avere una baita sufficientemente grande per soddisfare le esigenze dei numerosi soci e dei corsi di alpinismo, che si voleva fossero tenuti con base a Ciovasc. Con Grandi alla presidenza viene inoltre elaborato un nuovo statuto, che permette l'apertura a tutti gli alpinisti interessati e meritevoli, e non solo a quelli delle sezioni ticinesi del CAS. Vengono organizzate parecchie conferenze di alpinisti importanti, si tengono uscite e feste di gruppo, ma soprattutto viene dato avvio a un progetto importante, al quale si dedicano a fondo Marco e Aldo Fontana: la guida dei Denti della Vecchia. Su questo argomento si dibatterà a lungo negli anni a venire e il materiale raccolto rimarrà nel cassetto fino al 1994, anno in cui il Gruppo Scoiattoli prenderà definitivamente la decisione di pubblicare la guida.

Luca
Nell'alpinismo ticinese c'è molto fermento e negli anni successivi molti giovani diventano aspiranti e in seguito membri effettivi. Tra di loro Luca Sganzini, personalità emergente, anche al di fuori dell'ambito cantonale. Le sue realizzazioni, ma soprattutto il suo modo di arrampicare danno il via al processo evolutivo che porterà alla diffusione dell'arrampicata sportiva anche nel nostro cantone. Le sue idee sono molto all'avanguardia in quei tempi, dove, è opportuno ricordarlo, per la maggior parte degli alpinisti il sesto grado era ancora considerato come il limite massimo delle difficoltà. Ecco cosa scriveva, nel 1978, a proposito di un suo articolo sulla valutazione delle vie dei Denti, apparso qualche tempo prima.

A neanche un anno di distanza non lo sottoscriverei più interamente (ad esempio non valuto più 6° il passaggio chiave della Direttissima allo Spigolone, dove, scoperto il trucco, non vedo proprio cosa ci sia di così impegnativo). D'altro canto ho ritenuto di non modificarlo. Ciò perchè le mie idee già cambiate sono la miglior prova dell'estrema relatività del discorso sulla valutazione delle difficoltà.

L'attività del gruppo è frenetica, la baita frequentatissima, il livello delle salite in continuo miglioramento. Le discussioni, è ovvio, sono sempre animate e le assemblee spesso burrascose. Si dibatte sulla valutazione delle difficoltà, sulla chiodatura, sui rapporti con il CAS, sulla conduzione del gruppo.

Diversi Scoiattoli partecipano alla prima spedizione ticinese in Himalaya, quella alla cresta sud del Pumori.

Crosta
Nel 1978 fa la sua entrata nel gruppo Marco Pedrini. Chi l'ha conosciuto troverà sicuramente un'infinità di aggettivi, belli o brutti, per qualificare questo "enfant terrible" dell'alpinismo ticinese. Ma tutti dovranno riconoscergli il ruolo trainante che ha saputo avere nello sviluppo dell'arrampicata in Ticino. Marco è stato un arrampicatore e un alpinista fortissimo, del quale non è necessario ricordare le imprese. Grazie alle sue realizzazioni e alla sua personalità è però anche diventato un punto di riferimento, un esempio importante per molti giovani che in quel periodo si avvicinavano alla montagna. Sono anni difficili per il gruppo Scoiattoli, perchè la nascita dell'arrampicata libera crea una profonda frattura nel mondo alpinistico, e si trasforma inevitabilmente in un conflitto etico e generazionale senza precedenti. In questo clima di cambiamento, Marco è l'esponente di spicco della contestazione.


"Giovani contro vecchi"
Tra nuova e vecchia generazione il fossato si allarga sempre di più. I "vecchi" non riescono ad accettare le nuove regole dell'arrampicata, ma soprattutto non tollerano nei giovani l'abbandono dei valori nei quali loro hanno da sempre creduto. I giovani, dal canto loro, reagiscono all'incomprensione con la provocazione, che diventa sempre più pesante. Per rendersi conto del clima venutosi a creare in questo periodo, basta sfogliare il giornalino del 1981, vero e proprio manifesto della contestazione giovanile.

Un articolo invita a...sgrammaticare l'arrampicata o ricreare una più creativa grammatica del proprio corpo. Ma perchè sia creativa deve essere sovversiva perchè bisogna strappare l'arrampicata a quell'ideologia che ne vorrebbe fare (da tempo) un'attività masturbatoria, autocompiacente, maschilistica, militarizzata e reazionaria.

In un altro si legge..ho notato che ancora parecchi di noi credono in un alpinismo eroico dove l'alpinista riceve l'ispirazione dal cielo e parte; un mezzo Dio che rischia la sua vita per la causa della montagna. Chi la pensa così è la vecchia guardia, i fondatori che purtroppo non vanno più in montagna.

Una simile pubblicazione non può che provocare reazioni infuocate, fioccano le lettere di dimissioni, si tiene a Cademario una riunione della vecchia guardia, per decidere sull'eventualità di espellere tutti i giovani. Per fortuna non se ne fa niente, ma la frattura è ormai completa. Marco Grandi, alla scadenza del suo mandato, rinuncia alla carica di presidente, lasciando il posto a Geo Weit. A lui spetta il merito di aver saputo ascoltare i giovani, di aver dato loro fiducia senza per questo rinunciare a esprimere le sue personali convinzioni: Disprezzare è facile e disprezzare il passato è ancora più facile; voi in quei momenti non eravate ancora tra i vivi e quindi non potevate comprendere i nostri pensieri, la nostra espressione di arrampicare, la nostra filosofia di vita; quella che resta incisa nell'anima perchè vissuta nel momento più significativo della vita, quando eravamo giovani, l'età in cui si è liberi di agire e di pensare e di non comprendere. La differenza sta che noi vecchi scoiattoli di categoria B e C ci siamo ancora e anche se la nostra cervice sembra atrofizzata ci resta la possibilità di ragionare, di confrontare, di parlare, di comprendere, di vedere e per i più fortunati di arrampicare, cercando nel limite del possibile di modernizzarsi con le nuove tecniche ed i nuovi materiali che hanno anche il vantaggio di esere più liberi e leggeri.

Crisi d'identità
Tre anni dopo Silvio Vicari assume la carica di coordinatore, con Mauro Pini nel ruolo di segretario. In questo periodo viene approvata l'ennesima revisione degli statuti, che comporta lo scioglimento del comitato, la sostituzione della carica di presidente con quella del coordinatore, l'eliminazione delle procedure esistenti per l'ammissione di nuovi soci e con essa la definitiva rinuncia all'immagine di gruppo di alpinisti d'élite che fino ad allora gli Scoiattoli avevano sempre avuto. Ma il gruppo è in piena crisi esistenziale. Sono venuti a mancare i contrasti interni ma anche i motivi di confronto costruttivo, si fatica a trovare delle motivazioni, si è perso un po' di entusiasmo per l'attività comune. L'individualismo prende il sopravvento e l'opinione corrente è che ...in fondo per arrampicare non è necessario appartenere a un gruppo, basta telefonare all'amico e partire.

Viene organizzato un campeggio in valle dell'Orco. La generale mancanza di entusiasmo fa sì che nel 1987 l'ordine del giorno dell'assemblea ordinaria riporti la trattanda " eventuale scioglimento del gruppo".

Silvio e Mauro non se la sentono più di continuare così e dimissionano, ma il gruppo, fortunatamente, non viene sciolto. Sotto sotto tutti ci tengono ancora...

L'attesa, la rinascita
E siamo così arrivati alla storia recente, quella degli ultimi anni. Anni di attesa, perchè il gruppo ha dovuto pazientemente ritrovare una sua ragione di essere. Ma anche anni di rinascita, perchè piano piano le motivazioni sono tornate, l'attività ha ripreso ad essere intensa e variata e la partecipazione alle riunioni più numerosa. Alla guida del gruppo passano Roberto Bassi, in qualità di coordinatore, e Stefano Doninelli, come segretario.

Il primo "scossone" viene dato dall'opportunità di acquistare e riattare una nuova baita. E' senz'altro una buona occasione per fare qualcosa insieme e ognuno partecipa ai lavori come può, ma è sopratutto grazie all'aiuto finanziario della famiglia Pedrini e all'impegno di Mario Ferrari nella progettazione e nella direzione dei lavori che il cantiere può essere portato a termine. Nel 1990 la nuova baita viene inaugurata.

Nell'agosto 1991 viene organizzata per la prima volta in Ticino una gara di arrampicata. Visto il successo ottenuto il Gruppo Scoiattoli si fa promotore della manifestazione anche negli anni seguenti e il campionato ticinese diventa un appuntamento importante per molti arrampicatori.

Nel 1992 rinasce il giornalino, che viene diffuso semestralmente in circa duecentocinquanta copie. La pubblicazione è particolarmente apprezzata, sia per i contenuti che per la veste grafica.

Viene mantenuta l'abitudine di organizzare ogni anno il corso di roccia e il campeggio, inoltre si investono soldi ed energie nella chiodatura e nella richiodatura di vie.

Una storia di alti e bassi
La fine del millennio coincide con l’ennesimo calo di motivazione. Gli incontri e le assemblee si riducono drasticamente e l’attività del gruppo si fa sempre più incostante. Sembra un ciclo che si ripete, un saliscendi continuo. Il gruppo Scoiattoli riconferma la sua instabilità. Ma forse tutto questo non va visto unicamente come un aspetto negativo: a ogni momento di crisi segue sempre una rinascita e ogni rinascita porta con sé nuove idee, nuovi stimoli e nuove energie.

L’assemblea del 16 novembre 2000 segna l’ennesimo cambio della guardia. Coordinatore diventa Bruno Bernasconi e con lui un comitato di 4 persone si occupa di gestire il gruppo. La baita di Ciovasc viene sottoposta ad un “lifting” e le attività riprendono: corsi, giornalino, gare, campeggio estivo e …anche un sito internet!

E il domani?
Meglio non azzardare previsioni, potrebbe succedere di tutto. Restiamo in attesa e … gustiamoci le sorprese.